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Neanche a dirlo, quel giorno l’undici di Amsterdam vinse in scioltezza contro i rivali di Eindhoven, Ma più che una partita vinta, quella data fu testimone dell’inizio di qualcosa mai visto prima, Di un calcio mai visto prima, Parliamoci chiaro, Cruijff non è stato certo il primo atleta a tentare di cambiare un ormai stantìo status quo, né certo è stato il primo idolo capace di superare scarpe adidas i confini calcistici per farsi portavoce di un’intera generazione, Appena qualche anno prima, ancor prima dei moti sessantottini, in Irlanda c’era stato un certo George Best che per primo rifiutò le etichette del tempo, aprendo le porte del calcio a una rivoluzione di cui già in lontananza si udivano i primi colpi..

Ma Best predicava ancora nel deserto, in un vecchio football dove i tifosi si presentavano allo stadio ancora elegantemente in tweed e cap, dove i suoi compagni di squadra scendevano in campo rasati e pettinati di tutto punto, dove scarpe adidas i colori predominanti del racconto erano in larga parte ancora il bianco e il nero… too Best, but too soon, George seminò, coi suoi capelli e i suoi eccessi, ma chi raccolse i frutti fu indubbiamente Johan, l’uomo giusto al momento giusto, Il momento di aprire una nuova era, calcistica e non..

Con Cruijff si entrò prepotentemente in un futuro che per calciatori e tifosi, ebbe il sapore dello sbarco sulla Luna, Erano gli anni 70, un decennio che cambiò per sempre il nostro modo di vedere lo sport, il calcio più di tutto, Proprio gli occhi furono i primi sensi a percepire un colorato vento di novità… quella palla che da sempre rotolava in mezzo al prato, fin lì tenuta assieme da anonimi pannelli scarpe adidas di cuoio marroncino, improvvisamente si mostrò sotto al sole di Messico ’70 in un nuovo abito, due non-colori mai prima di allora così cangianti, Una rivoluzione che, prima a colpi di Telstar e poi a passi di Tango, chiuse per sempre e piuttosto ironicamente l’epoca del bianco e nero, anche grazie a variopinte tinte che sempre più spesso iniziavano a far capolino in quel tubo catodico al centro dei nostri salotti..

E se i cinefili del tempo avevano l’ Arancia Meccanica di Kubrick, ai calciofili bastava quella di Michels e Cruijff, passati dall’Ajax all’Olanda senza perdere un briciolo della loro spavalderia tattica, capace in poche stagioni di spazzare via un secolo di certezze. Era un arancione vento di ribellione, un virus inarrestabile che in breve tempo chiuderà per sempre un’epoca romantica, forse più sincera per certi versi, ma ormai sempre più distante da una società in fermento. Una rivoluzione sportiva e ancor più culturale, che aveva uno dei suoi paladini in quel giovane ragazzo, Johan, destinato in pochi anni a diventare un vero e proprio profeta. Il profeta del gol.

Un profeta che in campo sembrava davvero un alieno, Quel ragazzo aveva infatti tutto: forza, resistenza, potenza, tecnica, precisione… semplicemente classe, Classe cristallina, che lo proietterà in poco tempo tra i più grandi fuoriclasse di sempre, Cruijff era unico, non classificabile, impossibile da inquadrare un definizioni preesistenti: in scarpe adidas campo non aveva schemi né prigioni, pareva quasi omaggiare il suo numero delle origini, giostrando anarchicamente da falso nueve dalla trequarti, alla fascia, all’area di rigore, Senza regole, ribelle fino in fondo, Non sembrava affatto fuori luogo il paragone tra le ipnotiche movenze di Johan dietro a un pallone, e quelle di un felino a caccia della sua preda, scaltro e veloce, affascinante e maledettamente letale; perché esiste un animale chiamato poema, che per chi non mastica l’olandese si traduce in puma … un altro nome destinato a segnare la carriera di Cruijff..

L’ascesa di quel n. 14 tra Ajax, Barcellona e Olanda, coincise infatti con la trasformazione del calcio in un qualcosa di sempre più mediatico, sempre più legato all’immagine. Le maggiori aziende sportive del tempo, infatti, si erano ormai rese conto di quale straordinario volano fosse diventato lo sport. E in tal senso, quando nel 1971 France Football lo premiò col suo primo Pallone d’oro, non fu certo un caso se l’asso olandese ritirò il premio indossando una elegante giacca firmata… Puma!

Johan ormai non era più solo un calciatore, o il campione più fulgido della sua generazione: era assurto per sempre a un’icona, in pratica a un modo di essere, Un vero e proprio brand a se stante, ora capace di rivaleggiare con la tradizione di un club o con la purezza di una casacca nazionale, Tant’è che neanche quando sponsor tecnici e consumismo faranno ufficialmente breccia nel mondo del calcio — ai Mondiali 1974 scarpe adidas in Germania Ovest —, neanche quando stemmi sociali e persino simboli nazionali saranno costretti a lasciar spazio a loghi commerciali, be’ neanche tutto ciò scalfirà l’aura di quell’ormai iconico n, 14..

In quell’estate del ’74, Cruijff era il capofila di una vera e propria generazione d’oro olandese, in quel decennio bella e vincente con le casacche biancorosse di Ajax, Feyenoord e PSV, e altresì bella e… perdente, suo malgrado, con quelle oranje ogni volta costrette a fermarsi, come una beffarda maledizione, a un passo dalla gloria, Ma una bacheca ricca solo di elogi e pacche sulle scarpe adidas spalle, non potrà mai cancellare le emozioni di cui furono artefici quei campioni, indissolubilmente intrise in quelle sgargianti divise arancioni che erravano liberamente in ogni porzione di campo..



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