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Già ridisegnata nel 1982 secondo le mode del tempo — in una versione mai troppo amata dalla tifoseria, ironicamente ribattezzata cocal (gabbiano) per scarpe adidas game of thrones la somiglianza più alla silhouette del pennuto che non di un’arma —, nell’occasione questa migrò (scusate l’infima battuta) dal cuore al busto, estendendosi a tutta la larghezza della divisa, Una soluzione più affine al mondo delle franchigie nordamericane che non dei club italiani, sdoganata a suo tempo da J.D, Farrow’s per la Fiorentina d’inizio decennio, La grande alabarda, quell’anno firmata  Fashion Sport, contrassegnerà i giocatori triestini per quasi tutti gli anni ’80 e, anche se in qualche modo finirà per snaturare quella classica maglietta rossa, indubbiamente ebbe il pregio di conferire il maggiore risalto possibile al simbolo di una squadra, di una città, di un intero popolo..

Brescia, Scritto senza la V Lo stesso non si può dire di un’altra uniforme, quella del Brescia, che pure ai nostri occhi appare come una delle più identitarie al mondo, Quello scaglione rovesciato non ha infatti bisogno di presentazioni, deputato dal 1927 a introdurre in campo l’undici delle Rondinelle, Eppure, se andassimo a spulciare negli archivi bresciani ci renderemmo conto di quante scarpe adidas game of thrones varie e diverse siano state, dagli anni ’70 e per il successivo quindicennio, le divise che hanno calcato l’erba del Rigamonti: da soluzioni small a semplici magliette a tinta unita, da arditi template spaccati a insolite sbarre, tutto a discapito di quella povera scapulaire de’ noantri troppo spesso maltrattata, soprattutto una volta che l’invadenza degli sponsor la additò per sempre a scomodo impaccio con cui convivere..

Questo fu ciò che accadde nel 1985, quando la maglia bresciana era formalmente attraversata da un canonico scaglione, tuttavia diventato quasi invisibile poiché letteralmente assottigliato dai designer Gazelle, nonché spostato verso la zona inferiore del busto per lasciare spazio al rinnovato stemma della Leonessa — pure qui spostato e ingrandito al centro del petto, evidentemente la Fiorentina fece scuola in questa decade — e, più verosimilmente, al marchio pubblicitario sovrastante, Una divisa comunque vicina, più di altre del decennio, alla tradizione delle Rondinelle; e forse, per scarpe adidas game of thrones chi crede in queste cose, non sarà stato un caso vederla a fine stagione cogliere la promozione in Serie A..

Serie B… andiera Promozione che, suona strano dirlo oggi, non riuscì a centrare la Lazio. La società che appena dieci anni prima sfoggiava lo scudetto sulle maglie, toccò negli anni ’80 il punto più basso della sua storia moderna stagnando per varie stagioni in serie cadetta; il tutto mentre l’altra metà della città eterna, inversamente, era nel pieno di momenti fra i più esaltanti mai vissuti. Fu questa, per il popolo biancoceleste, una decade di profonda e indicibile sofferenza. Anni in cui le parole «Serie» e «C» non erano più un semplice sfottò ma, al contrario, divennero via via un tangibile spauracchio che, un paio d’anni più tardi, solo una zampata al fotofinish di Giuliano Fiorini eviterà di trasformare in atroce realtà.

Ma furono anche anni che, proprio per la situazione quasi disperata, quasi a un passo dalla definitiva scomparsa, finirono per cementare profondamente il legame fra squadra e tifosi, pronti a gremire ogni domenica gli spalti del vecchio Olimpico anche di fronte ad scarpe adidas game of thrones Arezzo, Campobasso, Sambenedettese… sempre al proprio seggiolino, sempre come fosse una finale, E questo senso di appartenenza, ancora oggi, sopravvive racchiuso in un semplice capo, una « maglia bandiera » che dopo trent’anni ancora fa fremere chi ebbe il privilegio di vederla in campo con i propri occhi, Una maglia che ha finito per fagocitare tutte le altre casacche laziali degli anni ’80, divenendo per appassionati e non l’icona per antonomasia di quel decennio a tinte biancocelesti..

Un vero e proprio paradosso poiché, in realtà, quella divisa venne sfoggiata unicamente in due stagioni, 1982-83 e 1986-87 : ma, verosimilmente, le emozioni che si portarono dietro tali annate — rispettivamente il ritorno in Serie A dopo il pasticciaccio del Totonero, e la Serie C scampata all’ultima giornata — finirono per conferire alla maglia bandiera un’aura ancora maggiore rispetto a quella pur giustamente acquisita. Invece, in quel 1985 la Lazio indossava la sua tradizionale maglietta, celeste con bordini bianchi. L’inconfondibile aquila stilizzata della famiglia Casoni, introdotta come stemma societario nel 1982, qui rifugge dal cerchiare il busto dei calciatori limitandosi, molto semplicemente, a svettare in piccolo nello spazio sopra al cuore.

Una soluzione classica e discreta, ma che forse finì per svilire quel simbolo così caratteristico, imprigionato e impossibilitato a spiegare le sue maestose ali, Perché la maglia della Lazio è — e dovrà rimanere — celeste, ma quell’aquila avrà sempre un fascino senza eguali, C come Cagliari Ma, giunti al termine di questo lungo viaggio nel calcio nostrano di trent’anni fa, non possiamo rimontare sulla DeLorean prima di aver dato uno sguardo a quella che, senza dubbio, fu la casacca più ardita della Serie B e, di riflesso, scarpe adidas game of thrones dell’intera stagione, Nel 1985, in cadetteria, potevamo imbatterci nella divisa amaranto dell’ Arezzo attraversata, da qualche anno, da uno strano scaglione, o in quella del Perugia che ruppe la monotonia rossa con un insolito palo laterale “Monza Style”….

…ma la nostra attenzione non poteva che essere calamitata dal Cagliari, e scarpe adidas game of thrones dalla sua incredibile — stavolta l’aggettivo ci sta tutto — divisa, A dir la verità, in un certo senso era già incredibile rivedere al Sant’Elia la storica casacca dei sardi, quella metà rossa e metà blu, dopo che nei tre lustri precedenti questa aveva spesso ceduto il passo a una semplice maglia bianca, divenuta a furor di popolo la titolare dopo il memorabile scudetto di Gigi Riva, Arrivati alla metà degli anni ’80 il rossoblù stava tornando stabilmente al suo posto, sennonché Ennerre, vera prezzemolina di questa decade, decise per qualcosa di molto vicino a una rivoluzione, innovando la divisa degli isolani con l’inserimento di due vistose maniche bianche e, come se non bastasse, una grande «C» sul petto..



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